<img height="1" width="1" src="https://www.facebook.com/tr?id=133206463822786&amp;ev=PageView &amp;noscript=1">

    Distacco e trasferta: quali differenze?

    Myriam Zanatta
    get_app  Inizia a risparmiare. Richiedi una demo gratuita

    Talvolta le aziende potrebbero avere l’esigenza di inviare i propri dipendenti a lavorare in una sede diversa rispetto a quella lavorativa abituale. Quali sono gli strumenti a disposizione in questo caso? Analizziamo dunque le possibilità di distacco e trasferta, confrontandoli anche con il trasferimento.

    Analizzeremo nel dettaglio cosa si intenda per distacco e trasferta; tratteremo in seguito le differenze rispetto al trasferimento.

    In sintesi quindi, sono essenzialmente tre le modalità con cui si può cambiare il luogo di svolgimento della prestazione lavorativa: trasferimento, distacco e trasferta. Ciascuna di queste opzioni ha caratteristiche specifiche e richiede diversi trattamenti previdenziali e fiscali. Vediamoli più nel dettaglio.

    Nuevo llamado a la acción

    Distacco e trasferta: similitudini e differenze

    Il distacco del lavoratore consiste in un provvedimento organizzativo per cui il datore di lavoro pone temporaneamente uno o più lavoratori a disposizione di altro soggetto per l'esecuzione di una determinata attività lavorativa, che si svolge in un altro luogo rispetto a quello di lavoro abituale.

    Lo svolgimento in un luogo diverso è l’unico punto in comune tra distacco e trasferta. Infatti il distacco prevede che:

    • il mutamento delle mansioni deve avvenire con il consenso del lavoratore;
    • il distacco che comporta un trasferimento a un’unità produttiva a più di 50 chilometri da quella abituale del lavoratore può avvenire soltanto per comprovate ragioni tecniche, organizzative, produttive o sostitutive
    • il distacco deve essere necessariamente temporaneo

    Il lavoratore distaccato deve inoltre essere adibito ad attività specifiche e funzionali al soddisfacimento dell’interesse proprio del distaccante.

    differenza tra distacco e trasferta

    La trasferta 

    La trasferta (talvolta detta anche missione) consiste in un cambiamento temporaneo del luogo della prestazione lavorativa; il cambiamento è temporaneo poiché è prevista una data certa di rientro nella sede di lavoro originaria. Il dipendente, quindi, viene chiamato a lavorare per un periodo di tempo limitato in un luogo diverso rispetto a quello abituale.

    Le caratteristiche specifiche della trasferta sono:

    • risponde a esigenze di lavoro contingenti, che non sono prevedibili al momento dell'assunzione
    • è caratterizzata dalla temporaneità. Il dipendente potrebbe restare in trasferta anche a lungo, ma sicuramente non è una condizione definitiva: c’è una data precisa di rientro
    • il lavoratore continua ad occuparsi dell’attività lavorativa che svolgeva nella sede originaria
    • La trasferta viene eseguita nell'interesse e su disposizione unilaterale del datore di lavoro che la richiede
    • per compensare il disagio, anche economico, del lavoratore, deve essergli corrisposta un’indennità di trasferta (una cifra aggiuntiva che va ad affiancare la normale retribuzione), secondo le modalità stabilite dalla contrattazione collettiva e dalle norme in vigore al momento della trasferta.

    In cosa distacco e trasferta si differenziano invece rispetto al trasferimento?

    Il trasferimento del lavoratore 

    Il trasferimento del lavoratore consiste in uno spostamento definitivo e senza limiti di tempo. Le caratteristiche fondamentali del trasferimento prevedono che:

    • deve essere accertata la sussistenza di comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive per giustificare il trasferimento di un lavoratore
    • è insindacabile la scelta del datore di lavoro tra le diverse soluzioni organizzative
    • i motivi di trasferimento devono sussistere al momento in cui viene deciso e devono essere oggettivi: non valgono, quindi, le scelte fatte come sanzioni disciplinari, tranne nel caso in cui la condotta del lavoratore non renda necessario il trasferimento (per esempio, incompatibilità con i colleghi che causa un danno produttivo e/o organizzativo)
    • deve esistere un rapporto di causalità tra ragioni organizzative e lavoratore trasferito
    • il trasferimento deve portare a un miglior funzionamento dell’azienda e deve essere legato alle particolari attitudini del lavoratore a ricoprire il nuovo posto di lavoro.

    Il trasferimento prevede infine il riconoscimento di un’indennità al lavoratore interessato, il cui scopo è dichiaratamente quello di risarcirlo per il possibile disagio causato dal trasferimento stesso.

    In conclusione, trasferimento, distacco e trasferta sono tre termini che fanno riferimento allo spostamento del lavoratore dalla sede abituale di lavoro, ma che si differenziano tra loro per alcuni aspetti fondamentali, che devono essere necessariamente considerati per non incappare in errori fiscali o di gestione del personale.

    New call-to-action

    Iscriviti al nostro blog per non perdere le ultime novità