<img height="1" width="1" src="https://www.facebook.com/tr?id=133206463822786&amp;ev=PageView &amp;noscript=1">

    Smart working e buoni pasto: quando puoi averne diritto

    Smart working timer 3 min.
    Captio

    L’emergenza COVID-19 ha portato sotto i riflettori la modalità di lavoro agile, nota come smart working. Grazie ad essa, enti e aziende hanno potuto portare avanti il lavoro anche durante i periodi di lockdown, dal momento che ai lavoratori non era richiesto di recarsi fisicamente presso il posto di lavoro.

    Lo smart working ha rivoluzionato la vita di molti, abituati a destreggiarsi tra pendolarismo e mense aziendali, mettendo in luce alcuni aspetti controversi che la legge, sino al 2020, non aveva ben esplicitato. Tra questi, i buoni pasto o ticket restaurant, ovvero un mezzo di pagamento dal valore determinato al momento dell’emissione da utilizzare per comprare prodotti alimentari o pasti nei negozi, bar e ristoranti convenzionati.

    Ma quando puoi avere diritto ai buoni pasto? In questo articolo analizzeremo le varie leggi e decreti che regolano l’emissione dei buoni pasto per aiutarti a capire se puoi usufruirne.

    Nuevo llamado a la acción

    I buoni pasto: una questione controversa dal 2017

    Prima dell’epidemia di COVID-19, lo smart working era già regolato dalla legge 81 del 22 maggio 2017. In particolare, secondo il decreto 122 del 7 giugno 2017, l’attività di emissione dei buoni pasto è “finalizzata a rendere, per il tramite di esercizi commerciali convenzionati, il servizio sostitutivo di mensa aziendale”.

    Attenzione, però: i buoni pasto non sono obbligatori, né vincolati al servizio di mensa. Infatti, possono essere emessi anche a chi, da contratto, non usufruisce di tale servizio. Sono da considerarsi obbligatori solo nei casi in cui:

    La loro emissione sia esplicitata nell’accordo individuale sullo smart working stipulato tra il datore di lavoro e il lavoratore

    All’interno del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) di riferimento sia prevista una diversa compensazione dell’indennità mensa.

    In questi due casi, dunque, i buoni pasto devono essere corrisposti al lavoratore che si ritrova ad affrontare un periodo di lavoro agile.

    La natura assistenziale del buono pasto

    Nel 2020, la pandemia di Coronavirus ha sollevato diversi dubbi sulla natura intrinseca dei buoni pasto. I casi indicati sopra sono da considerarsi applicabili anche in situazione di emergenza? Che fare nel caso in cui i lavoratori non abbiano mai lavorato in smart working prima?

    A chiarificare la questione è stata la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 16135 del 28 luglio 2020. In questa ordinanza viene stabilita la natura puramente assistenziale dei buoni pasto. In poche parole, il buono pasto non è da considerarsi come un elemento di retribuzione, né tantomeno come un trattamento necessario alla prestazione di lavoro. Sostanzialmente, dunque, la Corte di Cassazione conferma che il buono pasto non è dovuto in automatico al lavoratore nemmeno nei casi straordinari come l’emergenza del 2020.

    Il valore dei buoni pasto non è integrativo alla retribuzione stabilita dal contratto di lavoro. La questione è stata ulteriormente confermata nel luglio 2020 dal Tribunale di Venezia, a cui alcuni dipendenti del Comune si erano rivolti per reclamare il diritto di ricevere i buoni pasto durante il lavoro agile. Il Tribunale ha confermato che i buoni pasto non rientrano nel trattamento economico e normativo da garantire al lavoratore in smart working, come previsto dall’ex articolo 20 della già citata legge 81 del 2017.

    smart working buoni pasto

    Come fare in assenza di accordo individuale per lo smart working

    A inizio emergenza, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha previsto la possibilità di usufruire dello smart working senza accordo individuale. Il decreto Milleproroghe del 31 dicembre 2020, inoltre, ha prorogato la data di fine lavoro agile senza accordo al 31 marzo 2021. Tale decreto introduce, dunque, una procedura semplificata per l’accesso allo smart working (differentemente da quanto previsto dalla legge 82/17)

    Se questo è il tuo caso, non è sicuro che tu abbia diritto ai buoni pasto. Non tutto è perduto, però. In primo luogo, chiedi al tuo datore di lavoro se è disposto a concederti i buoni pasto. Essendo a sua discrezione, potrebbe accordarti questo servizio senza problemi.

    Nel caso contrario, è probabile che tu non abbia alcun diritto a ricevere i ticket restaurant. L’unica cosa che puoi fare è provare a rivolgerti a un CAF o a un legale, per valutare la tua singola situazione. Buona fortuna!IT-CTA-solicita-demo

    Iscriviti al nostro blog per non perdere le ultime novità