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    L’Iva in Unione Europea

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    L’IVA, imposta sul valore aggiunto e anche conosciuta come VAT (Value added tax), è una tassa sui consumi che si applica all’acquisto e vendita dei beni e servizi, nell’Unione Europea. Può variare da un Paese all’altro benché esista una normativa europea che ne regola le basi.

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    Quali tipi di aliquota IVA esistono in Unione Europea?

    Esistono differenti tipi di aliquota e nello specifico quella standard, ridotta e speciale.

    Secondo la normativa, gli Stati membri dell’UE devono applicare un’aliquota normale o standard, che si applica alla maggior parte dei beni e dei servizi, di almeno il 15%.

    Quella ridotta, può essere applicati a determinati beni e servizi come indicato nell’elenco della Direttiva 2006/112/CE ma non riguardano i servizi effettuati tramite mezzi elettronici. L’aliquota ridotta non può comunque essere inferiore al 5%.

    Infine, l’aliquota speciale sono state autorizzate per i Paesi che al 1° gennaio del 1991 applicavano la tipologia ridotta. Lo scopo di queste aliquote è quello di far sì che gli Stati membri si possono gradualmente adeguare alle norme dell’UE sull’IVA introdotte a partire dal 1993. Questa si suddivide in aliquota minima, zero e speciale.

    Le sottocategorie dell’aliquota speciale

    La prima prevede che alcuni Stati applichino un’aliquota inferiore al 5% sulle vendite di pochi beni e servizi, specificati in un elenco molto dettagliato e ridotto. Nel caso dell’aliquota zero, il consumatore non dovrà pagare l’IVA ma le imprese potranno detrarre il relativo costo dell’imposta versata sugli acquisti della vendita.

    Infine, l’ultima tipologia detta speciale o intermedia, permette che gli Stati applichino tale aliquota su beni e servizi che non sono inclusi nell’allegato della Direttiva 2006/112/CE. In ogni caso essa non deve mai essere inferiore al 12%.

    L’aliquota nei Paesi dell’Unione Europea

    Tra i Paesi dell’Unione Europea con l’aliquota più bassa ci sono il Lussemburgo con il 17%, seguito dalla Turchia con il 18% e la Germania (19%). Tra quelli invece con l’aliquota più alta troviamo l’Ungheria che spicca con il suo 27% e a seguire Danimarca,Svezia e Norvegia con il 25%. L’Italia si posiziona in fascia media, con aliquota pari al 22%.

    Benché, come già detto, tutti i Paesi dell’Unione Europea fanno parte dell’area IVA, esistono alcune eccezioni, definite “aree esterne”. In Italia, ad esempio, queste zone sono Campione d’Italia e tutte le aree adiacenti al Lago di Lugano e il paese di Livigno, in provincia di Sondrio.

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    Il nuovo sistema IVA per il commercio online

    Stando a quanto era stato deciso nel corso dei precedenti anni, a partire dal 1° gennaio 2021, tutti i negozi online avrebbero dovuto iniziare a pagare l’IVA nel paese di destinazione della vendita del prodotto. La pandemia ha però rallentato il processo di adeguamento delle pubbliche amministrazioni a tale modifica, pertanto, l’Unione Europea ha di recente stabilito di posticipare la data di implementazione di questo nuovo sistema IVA per gli e-commerce al 1° luglio 2021.

    Questo non è però l’unico cambiamento che questa modifica apporterà. Altri cambiamenti riguarderanno: 

    • unificazione delle soglie per tutti gli Stati: fino ad oggi, l’azienda doveva attenersi alla soglia prevista in ogni singolo Stato, somma oltre la quale avrebbe dovuto applicare l’IVA del Paese nel quale la vendita era stata effettuata. L’UE, nella modifica attiva da luglio di quest’anno, ha unificato le soglie di tutti i Paesi a 10.000 euro, in modo che le piccole imprese che vendono beni al di fuori dell’UE e per un importo inferiore a questa somma, possa continuare a pagare l’IVA nel proprio Paese. 
    • semplificazione nel versamento dell’IVA: questo avverrà con un modello di dichiarazione.
    • abolizione dell’esenzione delle tasse: l’abrogazione è prevista su beni che hanno un importo inferiore a 22 euro, come accade ancora oggi. In questo modo, a prescindere dall’importo i dazi doganali verranno pagati in qualsiasi momento e indipendentemente dall’importo.

    Come cambia l’IVA nel Regno Unito con la Brexit?

    A partire dal 1° gennaio 2021, con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, si applicano le regole valide per i Paesi extra UE. Per quanto riguarda la vendita di beni, non sarà più applicato il regime di “reverse change”, meccanismo che regolava il versamento delle imposte.

    Inoltre, sono obbligatori gli adempimenti relativi alle importazioni ed esportazioni, con pagamento di dazi doganali e IVA nel momento dell’ingresso in Unione Europea. Infine, non sarà più possibile applicare le triangolazioni per le merci che transitano nel Regno Unito.

    Relativamente alle prestazioni di servizi, è sempre necessario emettere fattura per i servizi erogati, mentre per quelli ricevuti si deve emettere un’autofattura.

    Fa eccezione l’Irlanda del Nord, solo per lo scambio di beni. Questa, infatti, va trattata come zona comunitaria. Per evitare di generare scontri tra Irlanda e Irlanda del Nord, è stato quindi stabilito che gli scambi di beni tra questa zona e l’Unione Europea, e viceversa, sarebbero comunque stati considerati come intracomunitari.  

    Conclusioni

    Le regole sull’IVA, o VAT, non cambiano quindi per gli Stati membri dell’UE. Per vedere più nel dettaglio invece quali saranno le conseguenze della Brexit e della modifica sul commercio online prevista dall’UE e relative a questa tematica, dovremo quindi attendere la metà di quest’anno.New Call-to-action

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