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    Deducibilità trasferte dipendenti: indennità di trasferta 2021

    Captio
    get_app  La gestione La gestione delle spese di viaggio aziendali

    Nel momento in cui il dipendente è chiamato a svolgere la propria attività lavorativa in un comune diverso da quello in cui si trova la sede di lavoro sono possibili tre diverse modalità di rimborso: a piè di lista (o analitico), forfettario e misto.


    Nel caso del rimborso forfettario delle spese di trasferta (indennità di trasferta) la somma che il dipendente riceve è fissa, indipendentemente dalle spese sostenute.

    L’importo dell’indennità di trasferta (o “diaria”) che viene riconosciuto al dipendente, è stabilito dal CCNL di riferimento e deve essere obbligatoriamente corrisposto per tutte le giornate di durata della missione (festività, domeniche e assenze per malattia comprese).

    Tale importo, corrispondente all’indennità della trasferta, può essere stabilito in misura fissa, oppure in percentuale rispetto alla retribuzione giornaliera del dipendente.

    Affinché la trasferta possa godere delle esenzioni fiscali, deve riguardare una sede posta al di fuori del comune dove si trova l’abituale sede di lavoro.

    Ma qual è il trattamento fiscale delle indennità di trasferta nel 2021?CAP-IT - kilometraje 2021

    Caratteristiche dei tre sistemi di rimborso dell’indennità di trasferta

    Nella modalità analitica, anche definita “pié di lista”, il dipendente ha l’obbligo di tenere conto di ogni spesa effettuata per la trasferta in un file Excel o in un documento ufficiale fornito dall’azienda detto “nota spese”. In quella forfettaria, invece, non è il dipendente ad elencare le spese sostenute durante lo spostamento ma l’azienda rimborso un importo a forfait, cioè fisso e che non varia a seconda di quanto effettivamente speso dal dipendente.

    Infine, nella modalità mista, l’azienda si occupa di rimborsare sia le spese di vitto che di alloggio ma si prevede una riduzione abbastanza significativa del rimborso fisso, di uno o anche due terzi.

    deducibilità trasferte

    Indennità di trasferta: quando dedurre le trasferte e quando no

    L’indennità di trasferta viene rimborsata nella busta paga del mese successivo a quello della trasferta.

    Nel 2021, le spese aziendali deducibili seguono le stesse regole degli anni precedenti. Pertanto, il sistema forfettario prevede che gli importi erogati ai lavoratori, siano esenti da Irpef e contributi Inps entro i limiti di 46,48 € al giorno per le trasferte nazionali e di 77,46 € al giorno per le trasferte all’estero.

    Nel caso in cui l’importo dell’indennità dovesse superare questi i limiti, le tasse e i contributi Inps si calcoleranno solo sulla cifra eccedente i limiti imposti.

    Caso diverso, invece, è quello in cui oltre alla diaria viene riconosciuto anche il rimborso per spese di vitto e alloggio (modalità di rimborso misto). I rimborsi di vitto e alloggio sono totalmente esentasse: i rimborsi di altre spese in aggiunta all’indennità di trasferta concorrono alla formazione del reddito imponibile. In questo caso, i limiti per la tassazione sull’indennità di trasferta sono ridotti a 30,99 € anziché 46,48 € per le trasferte nazionali e a 61,65 € anziché 77,47 € per le trasferte all’estero.

    Viene applicata un’ulteriore riduzione nel caso in cui vengano pagati contestualmente la diaria, il rimborso per vitto e alloggio e il rimborso totale a piè di lista delle spese sostenute: 15,49 € per le trasferte nazionali, 25,82 € per le trasferte all’estero. Le somma di vitto e alloggio giornaliero devono però essere al di sotto del limite di 180,76 € nel territorio nazionale e di 258,23 € all’estero.

    Soprattutto in quest’ultimo caso, è importante che le spese di viaggio vengano registrate in modo preciso, puntuale e ordinato, in modo da facilitare il processo di gestione e rimborso.

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